domenica 10 febbraio 2013

Il classico – Passato, presente e futuro (Past, present and future - 1937) di Nat Schachner (1895-1955)



Una certa rozzezza di stile è innegabile, e ancor più un’ingenuità romantica che permea la storia; tuttavia Schachner, ancorché essa appaia a tratti schematica, dà mostra con questo racconto di una visione sociale, antropologica e psicologica assai acuta, tanto più rapportandola al luogo e tempo di pubblicazione, e della capacità di trasformare un’opera didascalica in una piccola gemma di avventura fantascientifica. Per usare delle parole del sempre puntiglioso e avaro di complimenti John Clute nella Encyclopedia of Science Fiction: His style was rough, but he was a sharp and knowledgeable writer; his inattention to the field after about 1940 is regretted. Il rammarico di Clute è senza dubbio giustificato: nella temperie della fantascienza che si sarebbe rinnovata tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50 Schachner avrebbe potuto fornire contributi di sicuro interesse se il – senza dubbio più remunerativo – campo della biografia storica non lo avesse attratto. Questo racconto da solo, del resto, è già un interessante contributo a quella fantascienza più attenta alla dimensione umana e sociale del futuro che era tutt’altro che assente perfino ai primordi della sf di genere, quell’epoca pionieristica che va dall’invenzione stessa del nome nel 1926 alla fine del successivo decennio, quando John Campbell assumerà la direzione di Astounding Stories, la più importante rivista di allora, e porrà le basi per una fantascienza più consapevole dei propri mezzi e del significato “filosofico” dell’analisi narrativa del futuro umano. Né poteva essere diversamente se pensiamo che la fantascienza “letteraria”, da Wells ad Aldous Huxley ed Ayn Rand, passando per Zamijatin e altri, stava esplorando proprio tali aspetti da almeno diversi decenni. Gli autori più attenti e sensibili, come Schachner era, non potevano che adoperarsi a una sintesi tra lo stile rutilante della fantascienza degli anni ’20 e ’30 e una maggiore profondità di analisi sconosciuta ad altri scrittori dell’epoca come Doc Smith. In fondo, immaginiamo, per Schachner il ricordo della visione del Metropolis di Fritz Lang doveva essere fresco e seducente come anche la lettura di Brave New World di Huxley. Neppure stupisce che Schachner fosse tra gli autori più amati da Isaac Asimov e che egli lo annoverasse tra le sue influenze, includendo questo racconto in una delle più famose tra le antologie da lui curate, Before the Golden Age; in Italia il titolo è Alba del Domani (qui online: http://it.scribd.com/doc/119925759/Alba-Del-Domani-Isaac-Asimov), e si trattò del primo racconto di Schachner pubblicato nel nostro paese (non che in seguito siano stati molti).

In copertina campeggiava l'inevitabile storia di Doc Smith...
Past, present and future vide la luce sul fascicolo del settembre 1937 di Astounding Stories, che per quanto è possibile appurare dovette essere l’ultimo prima che John Campbell ne assumesse la direzione, il quale perciò non ebbe verosimilmente a che fare con la storia di Schachner; tuttavia il racconto risultò probabilmente gradito al leggendario editor, se successivamente egli ne pubblicò quattro seguiti (sebbene il finale sia in qualche modo “aperto”, il racconto appare ugualmente perfettamente concluso). La storia è senza dubbio campbelliana ante litteram, e del resto Campbell non nacque dal nulla J, ma anche sottilmente eretica rispetto al verbo del direttore di Astounding, e questo dovette attrarre l’attenzione e influenzare il comportamento di Asimov. Al lettore del XXI secolo salta agli occhi la TOTALE assenza dell’elemento femminile. Il racconto è breve, non v’è dubbio, ma nell’economia di una storia che pone senza meno al centro della propria analisi e riflessione l’umanità del presente e i possibili sviluppi futuri della società una simile mancanza appare sconcertante. Non è neppure che Schachner assegni un ruolo subalterno alla donna, la tralascia del tutto. Non sottovalutazione ma indifferenza. Le sole donne che appaiono nel racconto – all’inizio – sono le native Maya che divengono le compagne dei marinai di Cleone e che svolgono una pura funzione strumentale prima di scomparire del tutto. Sconcertante di sicuro, ma Schachner era pur sempre figlio della sua epoca e soprattutto consapevole di scrivere per un pubblico di nicchia di adolescenti quasi esclusivamente maschi e tecnofili. Le stesse – poche – scrittrici dell’epoca si celavano in genere sotto pseudonimi maschili (Alice Mary Norton diviene Andre Norton, arrivando anni dopo ad assumere legalmente tale nome), oppure dietro l’ambiguità delle iniziali (Catherine Lucille Moore si firma sempre C.L. Moore), o ancora la ventura di aver ricevuto dai genitori un nome unisex (Leigh Brackett). Per altro, la profondità concettuale di questo racconto è già molto oltre gli standard dell’epoca.  

Pura tempra campbelliana (e non meno heinleiniana) hanno i tre eroi del racconto: Cleone, navigatore, scorridore, soldato ateniese dell’età di Alessandro; Sam Ward, avventuriero (nel senso più nobile della parola) americano coevo di Schachner; Beltan, membro della più alta aristocrazia della città di Hispan nel IIC secolo. Il Passato, il Presente e il Futuro. Sebbene sia condotto con maestria e sprizzi sense of wonder da ogni riga, il racconto è scopertamente didascalico. Cleone, Sam e Beltan sono al contempo lo stesso personaggio, e il foro dialettico necessario a Schachner per esporre le sue tesi. Alti, belli, nobili: i tre rappresentano non a caso delle manifestazioni dello spirito yankee, sono lo stesso maschio wasp che si è aperto la strada del continente americano da costa a costa con in pugno l’ascia per disboscare, il fucile per cacciare (o far fuori qualche milione di indigeni sulla via) e il dollaro per prosperare. Sono quell’uomo americano che si preparava a combattere per la libertà del mondo (e affermare la supremazia americana sullo stesso) di lì a poco. Tuttavia – e non a caso – l’americano al 100% Sam Ward è il solo tra questi yankee ad avere il cuore del tutto giusto: non a caso, ricorderà a Cleone che la sua nobiltà, la filosofia e la cultura prosperavano sulla schiavitù; e a Beltan che i felici tecnici e lavoratori della sua Hispan non sono poi meno schiavi (per la struttura gerarchica di Hispan Schachner appare chiaramente debitore di Aldous Huxley e del suo Brave New World). Schachner non era però autore inconsapevole o insincero, e Beltan farà a sua volta notare a Sam che le condizioni degli operai del XX secolo non sembravano poi tanto diverse da quelle dei lavoratori di Hispan. Questo aspetto probabilmente sarebbe piaciuto meno a John Campbell ;-). Non è certo a un breve racconto avventuroso che può essere demandata l’analisi accurata delle strutture del lavoro dall’antichità classica ai tempi nostri, inoltrandosi poi nei possibili sviluppi a venire; e però con poche parole l’autore enuncia con assoluta chiarezza il problema centrale della sua epoca, della nostra, di quelle precedenti e temiamo delle successive. La sperequazione nel godimento dei frutti del lavoro stesso (oltre alla funzione liberticida del lavoro organizzato e massificato). Gli Oligarchi di Hispan non appaiono semplicemente dei parassiti inutili del corpo sociale e produttivo della città, lo sono senza alcun dubbio, e in una misura che né l’antichità classica né l’America di Sam Ward avevano sperimentato con le proprie èlite di potere; ed è quanto meno inquietante la somiglianza che tale oligarchia Hispanica sembra avere con le classi apicali del finanzcapitalismo oggi trionfante. Schachner non offre soluzioni, se non individuali e individualiste. Al di là delle differenze ideali e ideologiche, Cleone, Sam e Beltan si riconoscono quali uomini, intendendo e sottintendendo uomini liberi. La risposta, individuale e individualista, è la libertà. Le costrizioni delle società variamente irreggimentate od oppresse da forme di pensiero dominante da cui provengono i tre sembrano impedire l’elaborazione di un concetto di libertà che vada oltre il piano del singolo. Non è la libertà sociale che desiderano i tre (Sam, vagamente…), né per una tale libertà combatteranno (non in questo racconto, ignoro cosa accada nei sequel). Fuggiranno da Hispan, per sottrarsi al probabile destino che li attende per mano delle autorità della città, ed emergeranno – letteralmente – dalle sue profondità sclerotiche, predatorie e artificiali a rivedere le stelle di una Terra che appare ai loro occhi vergine e incontaminata. È una nascita, un vero e proprio parto della Terra. E della mente. La risposta di Schachner appare ed è senza meno parziale, ma senza la rinascita a una libertà intellettuale individuale non vi può essere la base minima per un riscatto sociale. Una società libera può essere edificata solo da spiriti liberi. 

L’appassionato di fantascienza ritrova in questo racconto mille suggestioni ad esso precedenti e successive. L’iconografia sociale di Hispan rimanda variamente al Wells  di The Time Machine con i suoi Eloi e Morlock, ai citati Huxley di Brave New World e Lang di Metropolis e con essi ad altri – Anthem di Ayn Rand apparirà nel 1938. Così come si riflette in opere successive: il pensiero corre al ciclo a fumetti dell’Incal, scritto da Alejandro Jodorowsky per i disegni di Moebius, per certi aspetti a uno dei migliori romanzi di Robert Heinlein, Orphans of the sky, non meno che ai romanzi asimoviani del ciclo di Elijah Baley e R.Daneel Olivaw. E a molti altri. Il tema della città o della società distopica, (rac)chiusa in sé stessa e nel proprio pensiero unico, uniformante e livellante, il pensiero che diviene Verbo, è naturalmente così potente e in qualche modo imposto dalla realtà e dalla riflessione storica da essere ormai un cliché e un luogo comune. Ma non per questo da aver perduto valore di riflessione e pregnanza. La fantascienza è per storia e struttura la forma narrativa più adatta a tale riflessione, e infatti gli esempi abbondano. Il più radicale e completo appare ancora oggi quello fornito da El Eternauta di Hector Germàn Oesterheld e Francisco Solano Lopez, ma anche questo piccolo racconto fornisce il suo apporto. 

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